sabato 19 gennaio 2013

A cosa servono i grandi scienziati in Italia


Le risate del prefetto dell'Aquila mentre parla della finta commozione mostrata in pubblico di fronte alla tragedia del terremoto (cfr. qui) ci fanno misurare tutta la distanza tra il cinismo e l'ipocrisia della "casta" dirigente di questo Paese, politica, amministrativa, finanziaria, intellettuale etc. etc., e le disgrazie e la sofferenze della gente comune che un posto al sole non ce l'ha. Di fronte a tutti i drammi, catastrofi naturali così come crisi economiche.
Il cinismo e l'ipocrisia ci fanno tornare alla mente un'altra più celebre intercettazione riguardante la stessa vicenda del terremoto aquilano, di fronte alla quale si resta egualmente attoniti: quella della telefonata tra Guido Bertolaso e Daniela Stati, assessore alla Protezione Civile della Regione Abruzzo, da cui si evince che una settimana prima del grande terremoto dell'Aquila, che fece più di trecento morti, si organizzò un'operazione mediatica (sic), usando per l'occasione diversi illustri accademici, definiti i luminari del terremoto d’Italia.
I "luminari"  presenziarono ad una riunione con il vice capo della Protezione Civile De Bernardinis e le autorità locali per rassicurare la popolazione sui rischi dello sciame sismico che la stava comprensibilmente preoccupando.
Tutti i membri della Commissione Grandi Rischi che parteciparono alla riunione sono stati condannati nell'ottobre scorso a 6 anni per omicidio colposo plurimo (cfr. qui) e la sentenza ha fatto gridare allo scandalo (c'è anche chi ha paragonato le disgrazie di questi luminari al caso Galileo, protestando che non si mette sotto processo la scienza). Ma basterà ascoltare e riascoltare l'intercettazione, riflettendo sui toni arroganti e sprezzanti dell'ex capo della Protezione Civile nostrana per rendersi conto che qualche colpa questi luminari della scienza al servizio della (mala)politica ce l'hanno senz'altro.


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