domenica 27 gennaio 2013

L'Atlante della letteratura e il nuovo sapere esotico

Da poco è stata completata, con l'uscita del terzo volume, la pubblicazione dell'Atlante della letteratura italiana Einaudi, un'opera che pretende di essere una grande innovazione negli studi letterari e storici insieme.
Troppo divertente fu in proposito la lite delle comari tra il vecchio e decaduto barone Asor Rosa e i giovani rampanti Luzzatto e Pedullà sul valore scientifico dell'opera. Lite che sfociava quasi nell'insulto personale e che certo ha fatto buona pubblicità all'Atlante di cui era allora in stampa il secondo volume.
Lungi dal ripercorrere l'impostazione e i contenuti dell'opera (si vedano i link che allego), mi limiterò a dire in modo diretto la mia modestissima impressione, aggiungendo una testimonianza personale.

Allora, innanzi tutto, un'opera come l'Atlante - di cui ho scorso in cartaceo solo il primo volume, uscito nel 2010, ma ho spulciato indici e materiali disponibili on line del resto - non fa altro che rispecchiare la profonda crisi attuale del sapere umanistico. Bisogna per forza dire qualcosa di nuovo, con o senza prove documentarie. Farlo con i documenti e con ricche ed esaustive argomentazioni è faticoso e fa perdere troppo tempo. E il tempo è denaro, il tempo è carriera... Bisogna scrivere cose che facciano colpo, chi la spara più grossa, vince ... Al resto poi ci pensa la propaganda e il marketing dell'editore, in questo caso Einaudi, gruppo Mondadori, storica casa editrice di riferimento della sinistra ortodossa-radical chic, adesso facente parte della più grande concentrazione  del panorama editoriale italiano, di proprietà di un tizio odiatissimo della sinistra ma che deve essere proprio un benemerito per continuare a dar da mangiare e fare grassi tanti suoi infaticabili detrattori.

I risultati di questi atteggiamenti sono penosi e squalificanti per il sapere umanistico. Nascono nuovi temi e approcci che con ironia definirei "esotici", fondati sul voler/dover dire "di tutto e di più", con esiti penosi e ridicoli, anche se la propaganda viene in aiuto alle falle della mediocrità.
Ma tant'è, così va il mondo ...

Aggiungo una mia spassosa esperienza personale, fine 2008-inizio 2009. Un collega italiano, un cinquantenne professore ordinario (in una università non italiana) mi parlò dell'opera e dei suoi ritardi, causati dalla lentezza dei collaboratori a consegnare gli elaborati richiesti entro le scadenze, prorogate più volte. Questo accade spesso per le opere di questo genere ma dà l'idea dell'entusiasmo con cui i collaboratori selezionati da Luzzatto e Pedullà avevano aderito all'opera... Me ne parlò in seguito anche un quarantenne professore associato straniero dell'università straniera in cui ero allora post doc, con cui avevo sporadiche frequentazioni, anche lui collaboratore dell'opera, tra l'altro odiatissimo dall'ordinario citato che più volte me lo ha definito un "coglione"(sic), vantandosi di aver stroncato un suo libro su di una autorevole rivista (si tratta di rivalità puramente personali). Il "coglione", tuttavia, di cui ho letto qualche onesto e non malvagio articolo, nel caso dell'Atlante era stato più puntuale di altri, e non mancò di narrarmi che un titolatissimo storico italiano, più o meno dell'età di Asor Rosa, aveva rinunciato a consegnare dei suoi articoli e questi erano stati attribuiti a lui, che si trovava in imbarazzo a competere con tale nome.
In ogni caso, tornando al nostro eroe principale, costui mi scrisse che lui stesso non sarebbe riuscito a consegnare in tempo le quattro voci di ambito sei-settecentesco che doveva scrivere per il secondo volume dell'opera (l'uscita del quale stava sullo sfondo della polemica tra Asor Rosa e i due giovani rampanti). Addusse impegni vari non precisati, in realtà semplicemente non era capace di scrivere le cose richieste (NB in teoria lui era uno specialista dei temi trattati nelle voci, ai quali io non mi ero mai interessato). Mi chiese di farlo al posto suo, offrendomi un compenso. Sulle prime io, che all'epoca stavo in una torre d'avorio, ingenuamente non capii o mi rifiutai di capire che si trattava di scrivere testi che poi sarebbero stati firmati da lui. Accettai, non per il compenso (per mia fortuna sono sempre stato molto meno pezzente di quanto i miei vari boss accademici mi credevano e probabilmente anche meno di molti di loro), ma essenzialmente perché aspiravo a lavorare nell'università di questo tizio, e c'era un posto che si liberava quell'anno. Poi, va detto, non se ne fece di niente: il primo testo, il più importante e impegnativo, che gli consegnai, per lui andava benissimo, ma non per gli editori dell'opera: volevano uno stile più "giornalistico" (sic). Non avendo voglia di mettersi a limare e arrangiare il mio testo mentre io lavoravo agli altri, rinunciò alla collaborazione. Per me, invero, fu un sospiro di sollievo. Utilizzai poi l'unico testo elaborato per un mio articolo su una rivista non di primo piano che lo accettasse senza stressarmi e rompermi troppo le scatole, dato che quelle di punta sono in genere controllate da personaggi con cui mi son spesso vantato di aver avuto ben poco a che fare. Attendo ancora con curiosità (invero, non troppa) di avere tra le mani il volume dell'Atlante in questione per leggermi i capolavori del mio "sostituto" e dei suoi compagni di questa nuova esotica avventura del sapere.
Per il momento l'idea che mi son fatto è che la montagna accademica ha partorito il consueto topolino, ovvero il nuovo sapere umanistico ha prodotto l'ennesima minchiata. Con tanto di divertente farsa nella polemica tra il vecchio barone decrepito ormai pensionato da tempo e chi, pur dicendo propagandisticamente di voler valorizzare le nuove leve, aspira soltanto a colmare il vuoto di potere lasciato da gente come Asor Rosa per commettere gli stessi e forse più gravi errori con non minore ipocrisia e spudoratezza ...

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi

Link trasversali utili:

L’Atlante letterario einaudiano? Sembra antico ma è solo anacronistico , Il Foglio, 28/10/2010

Asor Rosa stronca i «giovani titani» , Il Corriere della Sera, 8 settembre 2011

«Asor Rosa, quanti errori nelle tue accuse» , Il Corriere della Sera, 12 settembre 2011

Il dovere di difendere Asor Rosa , Il Corriere della Sera, 13 settembre 2011

SEPARATI IN CASA EDITRICE , La Repubblica, 15 settembre 2011

ASOR ROSA VERSUS SERGIO LUZZATTO E GABRIELE PEDULLÀ, Le reti di Dedalus, dicembre 2011

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