venerdì 11 gennaio 2013

L’enciclopedia libera e il barone pennivendolo

Il Buio, 24 gennaio 2013
http://www.ilbuio.org/?p=7929

A leggere certi capolavori di retorica da parte di pennivendoli dell’Intellighenzia (cosiddetta) “di sinistra”, si resta attoniti di fronte al rispetto sommesso portato all’attuale presidente del consiglio dimissionario, e alle politiche economiche e sociali disastrose del suo governo, che emerge anche quando si vogliono avanzare timidissime critiche o distinguo. Ne danno prova gli articoli di Adriano Prosperi su La Repubblica o sul settimanale Left. In uno di essi, pubblicato pochi giorni fa sul quotidiano diretto da Ezio Mauro (cfr. qui), leggiamo: Il senatore a vita «sale» in una sfera politica dalla quale potrà contemplare le miserie della lotta degli altri contendenti per conquistare fiducia e consensoAltra perla, su Left del 15 dicembre 2012: due destre, quella sfascista di Berlusconi e quella decorosa e seria di Monti, si confrontano nella prova elettorale schierandosi pro o contro l’Europa (cfr. qui). 

Prosperi è un professore universitario in pensione, autore di molti libri di successo nel suo campo, grazie anche all’efficiente promozione fatta agli stessi dagli uffici marketing di case editrici di proprietà di Berlusconi (come Einaudi o Mondadori), erettosi negli ultimi anni ad austero fustigatore del declino morale italiano. Campione dell’antiberlusconismo militante (di cui si trova ampia testimonianza nella sua raccolta di articoli Cause perse, pubblicata nel 2010 da Einaudi, cioè, ancora, da Berlusconi), Prosperi si era guadagnato pure un posto d’onore nel salotto radical chic di Gad Lerner. Sparito (momentaneamente) dalle scene il nemico-bersaglio politico numero uno, colui che il presidente del Consiglio Monti suole definire pudicamente «il mio predecessore» (cfr. qui), mentre le cose non miglioravano, anzi le politiche del pudico successore del Cavaliere facevano precipitare il Paese in una ancor più severa recessione, e mentre gli speculatori switchavano da una preda all’altra sui mercati finanziari a seconda delle convenienze del momento, il barone pennivendolo Prosperi aveva la geniale idea di reinvestire la sua speculazione retorica e morale nella nobile lotta contro il pregiudizio e la discriminazione, e in particolare contro il vile antisemitismo neonazista di chi si permette di criticare le politiche attuali dello Stato di Israele (memorabile è stato in particolare il suo intervento su Günter Grass). L’argomento – tanto così per arrotondare – fu  anche affrontato, piegando per l’occasione (come si conviene) agli interessi del momento il mestiere di storico, in un ben venduto libriccino sui fatti di Granada del 1492 (dal solito titolo acchiappa-lettori: Il seme dell’intolleranza, Laterza 2011), nei quali Prosperi identificava magniloquentemente una svolta epocale, il seme originario del moderno antisemitismo e di ogni moderna forma di pregiudizio e di razzismo, punto di vista giudicato “piuttosto ideologico” persino da Ugo Volli. Ma a queste forzature, che hanno contribuito non poco al suo successo editoriale e accademico, Prosperi aveva abituato i suoi colleghi sin dai suoi studi sull’Inquisizione romana, che lo sollevarono dall’ombra accademica all’attenzione del grande pubblico. Al punto che, in una rassegna pubblicata nel 2002 su una delle più autorevoli riviste storiche internazionali (le Annales), due rinomati storici stranieri mettevano in guardia dalla confusione tra prospettiva storica e interessi mediatici che simili approcci potevano suscitare, alludendo in questi termini all’opera più celebre (e più venduta) di Prosperi, Tribunali della coscienza (Einaudi 1996), una ricostruzione dell’affermazione del Sant’Uffizio nell’Italia del Cinque-Seicento: Cet ouvrage constitue la tentative la plus poussée et la plus achevée jamais entreprise pour intégrer le phénomène inquisitorial dans une histoire globale. Il rend bien compte de ce que nous suspections au moment de sa publication. Fondée sur des études de cas bien menées, l’existence des phénomènes qu’il décrit est indéniable. Il n’en reste pas moins que leur extension doit être vérifiée (...) Nous l’avons dit, travailler sur l’Inquisition présente un risque. Son histoire, par nature, mobilise l’homme tout entier. En traiter, c’est parler de soi. La fascination qu’exerce A. Prosperi, au-delà de sa valeur scientifique, vient d’une passion à laquelle le lecteur ne peut rester insensible. (…) Le champ inquisitorial fait l’objet d’un investissement social et idéologique fort, donc d’une demande sociale forte – et variée dans ses formes et ses attentes –, pression à laquelle l’historien ne peut totalement échapper (...) Demande sociale signifie aussi demande de publications...orientées. Un autorevole collega italiano di Prosperi è stato più allusivo e malizioso (come da costume nazionale): Il fascino del potere che emana da quei tribunali, la constatazione della loro pervasiva capacità di ritrovare "in ogni crisi storica del paese Italia antiche e nuove ragioni di egemonia", di adattarsi al mutare delle cose e dei tempi e di trovare sempre nuovi spazi di azione, hanno indotto Prosperi a ritenere fuori dubbio il fatto che "la Chiesa abbia vinto" (...) Il sottrarsi a quel fascino, tuttavia (...) costituisce il presupposto indispensabile per capire il prezzo di quella vittoria e recuperare anche nel presente le tradizioni intellettuali e civili che nel passato cercarono di contrastare quell' egemonia e le sue categorie fondanti, talora all'interno stesso dell' istituzione ecclesiastica, per indicare la strada verso acquisizioni irrinunciabili della nostra civiltà, quali la libertà del sapere, il primato della coscienza, la separazione tra Chiesa e Stato, il diritto al dissenso, la creazione di uno spazio pubblico di discussione e confronto. (Massimo Firpo, Vittore Soranzo vescovo ed eretico, Laterza 2006, p. 512)
Queste non sono divagazioni storiche lontane dalla realtà attuale. Sembra infatti che, nel suo moralismo tanto austero quanto le politiche sociali del governo Monti, Prosperi abbia alla fin fine subito davvero il fascino dell’Inquisizione. Tanto da trasformarsi in inquisitore lui stesso. Questo almeno lascerebbe pensare il tentativo di censura da lui esercitato su Wikipedia, in parte (e solo in parte, per fortuna) riuscito. L’ex professore della Normale non aveva gradito “l’eccessiva prolissità delle sezioni sulle controversie che non risultano essere inquadrate nel dibattito storiografico”, notando anche che “la questione del "corvo" è molto allusiva” (cfr. qui).
Ora, quanto alla ricostruzione del dibattito storiografico, proprio l’intervento di Prosperi ha avuto l’effetto di attirare sulla voce l’attenzione di utenti non esperti, tesi a difenderlo in quanto totem e campione dell’intellettualità “di sinistra” ed “illuminata”: con il risultato che, mentre nella versione censurata esso è riportato in modo esaustivo, nella versione purgata non mancano inesattezze ed errori materiali nonché errori ortografici e refusi (si può fare il confronto tra le versioni, scorrendo la cronologia della pagina in vari punti, per es. qui o qui).
L’affare del Corvo della Normale è più spassoso e si capiscono agevolmente i motivi per cui Prosperi non voleva che fosse riportato su Wikipedia, nonostante la sua risonanza. Nel maggio 2007 qualche collega burlone di Prosperi inviò una finta lettera a suo nome al quotidiano La Nazione. Nella lettera si polemizzava contro un presunto volantino circolante alla Normale di Pisa in cui si imputava l’opposizione di Prosperi alla rielezione a direttore di Salvatore Settis al fatto che questi aveva bocciato la chiamata a professore associato della figlia Valentina Prosperi, allieva di Gian Biagio Conte, latinista grande amico e vicino d’ufficio di Prosperi stesso (anch’egli, tra l’altro, oppositore di Settis), “piazzata” comunque in tale ruolo presso l’Università di Sassari. Il quotidiano fiorentino abboccò e ne nacque un putiferio: la vicenda finì anche in prima pagina sul Corriere della Sera che gli dedicò un dettagliato articolo a firma di Dino Messina dallo spettacoloso titolo Il Corvo.
Il Corvo stesso, o un suo emulo, tornò in azione ad anni di distanza: nel settembre 2010 con una lettera su presunti sprechi e spese folli, che attirò l'attenzione della magistratura. E nell'ottobre 2010 Prosperi fu oggetto di due ulteriori delazioni anonime che mettevano in discussione la sua onestà professionale ed imparzialità riguardo ad alcune procedure concorsuali, in particolare quella, allora in corso e che lo vedeva presiedere la commissione, per il reclutamento di un ricercatore universitario in Storia moderna presso l'Università di Macerata. Come dire, tutti, anche coloro che vantano fama di santità o verginità, hanno i loro scheletri nell’armadio. In fondo, tutti tengono famiglia … Lo ha dimostrato di recente il caso assai clamoroso di un’altra vergine moralista che si scagliava contro la “corruzione” berlusconiana: il potente professore di Diritto romano Aldo Schiavone, ex direttore dell’Istituto di Scienze Umane di Firenze (altro prolifico autore einaudiano, quindi in busta paga di Berlusconi), finito sotto processo per peculato e abuso d’ufficio. Come riporta l’enciclopedia libera (che stavolta non censura né – lo si è verificato – commette errori): “secondo l'accusa Schiavone avrebbe sperperato tre milioni di euro di denaro pubblico per viaggi e cene personali, nonché favorito assunzioni di amici e parenti all'Istituto. La sua stessa nomina è stata messa sotto accusa, perché decisa da una commissione di cui lui stesso era membro. Nel giugno 2012 per gli stessi reati è stato rinviato a giudizio, il processo inizierà l'8 marzo 2013”.
Tra i vari elementi non graditi a Prosperi non poteva mancare il riferimento all’articolo pubblicato su Il Buio il 4 luglio 2012, con tanto di spettacolosa accusa di falsificatore e diffamatore nei confronti dell’utente intervenuto sulla voce (tacciato anche di antisemitismo!): “Appoggiandosi a un oscuro sito, il Nostro ha perpetrato un altro falso, spacciando questo articolo di Prosperi di filo-sionismo, mentre in esso non si fa parola di sionismo, di Israele e di palestinesi, ma si condanna il revisionismo negazionista della Shoah e l'antisemitismo.” (AMEN)
Ai Professori dunque, anche quando scendono nell’arena per confrontarsi con gli altri esseri umani, non piace che si parli troppo di loro senza autorizzazioni, il che fa inevitabilmente emergere critiche o semplicemente fatti scomodi. Tutto ciò che non è gradito è bollato come falsificazione, diffamazione, strumentalizzazione. E, nella sua piccola, insignificante, dimensione, nel suo intervento di censura wikipediana il laico  e “sinistro” barone pennivendolo Prosperi si è comportato come il liberista (e benedetto dal Vaticano) Dracula-Monti quando si opera per censurare tutte le voci critiche sul suo disastroso operato. A testimonianza del consenso bipartisan che emerge sempre quando si vuol censurare un’informazione libera e corretta. Gli ipocriti moralisti, poi, sanno sempre bene come difendersi dalle critiche, eludendo i problemi (e le questioni morali insite): Mettersi ad aprire una discussione in termini moral-editoriali lascia il tempo che trova, così Prosperi liquidò lo straziante appello-dilemma esistenziale di Vito Mancuso riguardante i legami di tanti “intellettuali” anti-berlusconiani col gruppo Mondadori. E non ci stupiremmo più di tanto se anche questa nostra modesta nota finisse infine per essere tacciata come un’infame diffamazione ai danni di una povera ed onesta vergine !

G. G.

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