martedì 15 gennaio 2013

Un Paese di baroni, furbi e pennivendoli


La ridiscesa in campo di Berlusconi, tanto più se poi sarà coronata da successo, darà senz’altro nuova linfa all’antiberlusconismo militante dei moralisti ipocriti e dei pennivendoli. Ritorniamo sul dibattito lanciato da Vito Mancuso nel 2010, a proposito dei legami di tanti antiberlusconiani col gruppo Mondadori, ai cui uffici marketing e promozione questi personaggi debbono il successo editoriale dei propri libri e quindi una buona parte della propria notorietà ed autorevolezza. Ah, se potessero dire la verità: «Mi trovo benissimo e mi pagano pure per scrivere robaccia sopravvalutata. Non mi sembra vero. Via da Segrate? Cominci qualcun altro. Io non mi muovo». Così chiosava il giornalista Alessandro Gnocchi su Il Giornale del 23 agosto 2010 (cfr. qui).
Non faceva altro, pur nella difesa degli interessi berlusconiani che il suo quotidiano sostiene, che constatare la pura e semplice verità. In risposta alle fredde reazioni dei suoi colleghi autori mondadoriani, Mancuso osservava: ognuno ha detto la sua, sia in merito alla questione in sé sia a me che l'avevo sollevata, facendomi provare l'ebbrezza di un viaggio sulle montagne russe della psiche col passare da coscienza profetica a povero ingenuo, da eroe coraggioso a ipocrita opportunista. Su quest'ultimo aspetto non ho nulla da replicare, registro solo lo spettacolo di individui così incapaci di prescindere dall'ego e concentrarsi sulle cose in sé da risultare impossibilitati a concepire che qualcuno faccia qualcosa senza volerci guadagnare. E concludeva che con la sua proposta e con la sua scelta voleva solo dare un  modesto contributo perché l'Italia possa un giorno non essere più il paese dei furbi (cfr. qui). Scelta coerente e rispettabile. Ma l’Italia resta pur sempre un Paese di intellettuali ipocriti moralisti e pennivendoli, di gente che, alla ricerca di soldi e successo, critica un sistema in cui è pienamente integrata, sputando palesemente sul piatto in cui mangia e che l’ha resa grassa e in salute.
Le regole della parentela sono elementari nelle popolazioni primitive studiate dal grande antropologo Claude Levi-Strauss. Lo sono anche nelle tribù accademiche italiane. Qui basta un padre Magnifico Rettore a determinare l' irresistibile entrata dei membri della sua famiglia nell' università che governa e nel suo stesso dipartimento. Naturalmente il problema non è la consanguineità dei professori ma il blocco degli studi e la penalizzazione dei giovani migliori che la logica mafiosa dominante nei concorsi ha prodotto con la scomparsa tendenziale delle università italiane dalla parte alta della comunità scientifica internazionale. Lo ha scritto (cfr. qui), nel contesto delle agitazioni contro la riforma Gelmini del 2008, uno degli autori mondadoriani chiamati in causa da Mancuso, peraltro pienamente integrato nel sistema che denuncia (e preoccupatosi anch’egli della sorte accademica dei propri consanguinei). Povera e miserrima gente, senz’altro! Appartenente nel caso specifico alla specie dei cosiddetti «baroni», povera gente cresciuta servendo e incapace di fare a meno di servi (autodefinizione interessante, tracciata dallo stesso personaggio su La Repubblica di pochi giorni fa, cfr. qui).
Povera e miserrima gente che deplora le miserie attuali di scuola, università e ricerca, e in generale di questo Paese, di cui sa benissimo, in coscienza, di essere pienamente corresponsabileUn problema che non è solo italiano, comunque, al contrario di quanto scrive il pennivendolo nostrano appena citato.
E per chiarire meglio il concetto possiamo citare le parole profetiche di un articolo di Pietro Citati, Scuola, storia di un disastro annunciato, apparso su La Repubblica del 20 ottobre 2004 (cfr. qui): Tutti parlano, oggi, di ricerca, ma pochi sanno che la ricerca umanistica, in Europa (ma anche negli Stati Uniti) attraversa un periodo di grave crisi. Le qualità che si stanno perdendo sono proprio quelle più indispensabili alla civiltà moderna: l'esattezza, il rigore e la chiarezza della mente. Posso fare un esempio. Diciassette anni fa, un mio carissimo amico, che si occupava di Medioevo inglese e oggi sa tutto, tenne una conferenza a Freiburg, in Germania, a un congresso di medioevalistica, davanti a un pubblico di studiosi tedeschi. Parlò in inglese: tradusse le citazioni greche (quasi tutti i medioevalisti ignorano il greco), ma non quelle latine, perché si suppone che uno studioso che si occupa di Medioevo, nel quale, chissà perché, la gente scriveva e talora parlava in latino, conosca benissimo il latino. Mentre leggeva, si accorse con terrore che appena pronunciava una frase latina, molti studiosi non capivano. In questi diciassette anni, le cose sono ulteriormente precipitate. Potrei ricordare, con dolorosa sapienza, testi storici greci con tutte le citazioni sbagliate, su cui sei giovani hanno dovuto lavorare per due anni, testi storici e filosofici medioevali con migliaia di errori di traduzione, commenti copiati da commenti di cinquanta anni prima. I colpevoli non sono giovani, innocenti ricercatori: ma i più famosi studiosi italiani, o austriaci, o olandesi, che ogni giorno prendono la parola in tutti i convegni, dalla Tasmania al Sud Africa al Canada, per esaltare la Scienza e la Ricerca.
Rigore e chiarezza della mente, appunto.  Doti che gli illuminati pennivendoli nostrani dimostrano di aver perso da moltissimo tempo, ammesso che le abbiano mai possedute. E così, per esempio, si possono costruire libri di successo servendosi all’occasione di clamorosi copia/incolla (metodo che pare non essere disprezzato da un altro illustre anti-berlusconiano mondadoriano, Corrado Augias). Ma questo che importa? Malgrado la palese incoerenza, la confusione mentale e le figuracce, essi vengono osannati come splendidi intellettuali e persone integerrime, onnipresenti in tv, manifestazioni pubbliche e sulla stampa, per diffondere il Verbo della Verità, dell’Onestà, della Scienza ! E, infine – è forse questo che più importa – vengono comunque pagati bene lo stesso (dallo Stato italiano, da Segrate e da La Repubblica) !

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